La salsa e le sue origini

Le origini:

Le origini della salsa sono antiche e complesse, ovviamente tutto ha inizio dalla scoperta dell’ America e dalla colonizzazione spagnola nelle isole caraibiche.

Iniziamo col dire che quando gli spagnoli conquistarono Cuba non furono molto buoni con i suoi abitanti (gli indios d’america) che furono subito schiavizzati e portati in miniere e in campi da raccolta. Dopo appena qualche decennio o poco più la maggior parte della popolazione locale iniziò a diminuire a vista d’occhio fino alla scomparsa definitiva. A Cuba della cultura indios locale non è rimasto praticamente nulla se non qualche nome di città o regione che deriva dalla lingua originale indios. Dico questo perché quello che successo a Cuba può essere ritenuto un fatto isolato, infatti da altre parti nel  Sud America l’influenza indios è ancora presente inoltre tale influenza ha caratterizzato e caratterizza tutt’ora molti stili musicali locali (vedi in Brasile ad esempio), mentre a Cuba tale contaminazione non si è avuta per niente a causa della precoce scomparsa della popolazione nativa che evidentemente era di corporatura gracile e non è riuscita a reagire ne al lavoro fisico intenso ne alle nuove malattie portate dagli europei.

Una volta iniziato il calo demografico della popolazione locale, gli europei iniziarono a deportare dal Africa schiavi (era la moda del momento). Ben preso a Cuba c’erano più africani che indios e europei messi insieme. Storicamente le cose sappiamo bene come si sono evolute, magari però è meno noto come si siano evoluti le forme musicali da lì ad oggi, cerchiamo a grandi linee di ricostruire il percorso musicale di Cuba.

Folclore cubano e la santeria:

All’epoca gli schiavi venivano usati nei campi, nelle miniere e venivano rinchiusi in estremi regimi di schiavismo e oppressione culturale e religiosa (soprattutto religiosa!);  le etnie a cui appartenevano gli schiavi africani erano: Yoruba (o Lucumì), Bantù (o Congo), Abakuà (o Carabalì) e Ararà.

Tali etnie si differenziavano principalmente per il tipo di dei che venivano venerati (una etnia venerava animali mentre l’altra oggetti o fenomeni tipo il fuoco, l’acqua, il sole, ecc..) inoltre come è ben noto le religioni africane si basano molto sull’ausilio di magia bianca (che è attua a proteggere se stessi) e alle volte anche di magia nera (attua a offendere coloro che minacciano la propria tranquillità e vita). È chiaro come i conquistatori  vedessero tali religioni con timore (specialmente la magia nera!!) perciò da parte degli europei ci fu il proibizionismo al praticantato di tali religioni; ovviamente gli africani tutto volevano forchè gli si fosse proibito di venerare i loro amati dei perciò si inventarono un metodo per continuare le loro pratiche religiose.  Inventarono uno stratagemma che gli permise di adorare i loro dei di nascosto…come? Associarono ad ogni loro divinità un santo cristiano (in base ad un collegamento logico molto attinente, anche perché ogni santo protegge qualcosa perché è legato ad essa per qualche avvenimento, queste tribù usarono tali legami per collegare alcuni santi al loro dio del fuoco, dell’acqua, ecc). la cosa funzionò perfettamente!

Non so se a tutti è noto ma i culti religiosi africani sono molto affascinanti perché nascondono un certo misticismo, inoltre tutti i riti sono accompagnati da danze e musiche (fatte esclusivamente di voce e tamburi). Ogni canto ad un dio è evocativo e specifico per quel particolare dio, i canti sono composti da musica e ballo, la musica è fatta attraverso il suono di tamburi, ogni tamburo è una particolare “voce” che evoca una preghiera (devo dire che assistere ad un rito di santeria è qualcosa di molto affascinante e suggestivo) poi vi è un prescelto che danzando pratica una sorta di magia di possessione e viene “posseduto” da spiriti affini a quel dio che consigliano il da farsi e guidano i fedeli nella vita di tutti i giorni (come se fissero delle orazioni). Questi canti e riti religiosi compongono uno degli attuali panorami musicali (ristretti ai riti religiosi) che vanno sotto il nome di “folclore afrocubano”. Quindi quando si parla di canti folcloristici afrocubani ci si riferisce ai riti e pratiche spirituali di santeria di questo tipo!

Il Danzon e il Son Cubano

Tornando all’epoca della colonizzazione degli europei a Cuba e al suo panorama musicale si può dire che durante i banchetti e le feste nei palazzi dei proprietari terrieri andava di moda la “contradanza”, una musica da sala, ballabile, suonata da orchestre, di origine europea (in particolar modo francese). Molto spesso (e negli anni a seguire sempre di più) i musicisti che componevano tali orchestre erano schiavi affrancati (grazie a qualche generoso proprietario terriero) che iniziavano a suonare per vivere (ovviamente non tutti i musicisti avevano tale origine, alcuni erano europei che venivano e suonavano per professione). Quando fu imposta la legge sulla liberazione di massa degli schiavi molti di questi iniziarono a suonare per vivere e iniziarono a prendere posto nelle orchestre di contradanza che man mano si evolvevano di nuovi strumenti e nuove sonorità introdotte dallo stile musicale di questi ex schiavi di origine africana. Nel corso degli anni (alla fine del ‘800) si venne così a sviluppare il danzòn come evoluzione della contradanza. Il danzon evolvendosi fino ai giorni nostri è diventato mambo, cha cha, bolero.

Parallelamente all’evoluzione della contradanza in danzon,  che si suonava solo in grandi feste e quindi in un ambiente ricco o comunque di alta borghesia, si evolve uno stile musicale molto povero, sviluppato nelle campagne (sempre di Cuba) in questi luoghi sperduti gli schiavi suonavano degli strumenti molto rudimentali di origine africana e in parte europea, molti di questi strumenti hanno subito notevoli cambiamenti nel corso degli anni diventando nuovi strumenti di origine strettamente cubana. Nelle campagne si utilizzavano degli strumenti di fortuna (dei tavoli diventavano dei tamburi, o vecchie casse di legno venivano rivestite alla buona con delle pelli e venivano percossi come tamburi) questo anche perché all’inizio i padroni non permettevano agli schiavi di suonare ed esprimere la loro creatività (sempre per gli stessi  timori di rivalse rivoluzionarie e magia nera) quindi gli schiavi usavano questi strumenti grezzi perché erano facili da nascondere (un tavolo rimaneva infondo sempre un tavolo!!). quando ci fu la liberazione degli schiavi anche nelle campagne le cose cambiarono. Iniziarono a girare per le città gruppi di musici che suonavano e cantavano temi generici (sociali e avvenimenti) come dei cantastorie. Tali piccoli gruppi erano formati da una piccola sezione di tamburi (di varie entità) una chitarra particolare chiamata tres (un chitarrino a 3 corde raddoppiate) e una voce. Il contrabbasso (introdotto successivamente) era sostituito da uno strumento di fortuna che questi gruppi realizzavano sul momento, infatti quando dovevano suonare scavavano una fossa, mettevano un bastone più o meno flessibile al suo fianco piantato nella terra alla quale estremità veniva fissata una corda che veniva messa e tesa nel buco che veniva in qualche modo ricoperto (il buco fungeva da cassa di risonanza) percuotendo il filo  si otteneva una sensazione di un basso (ovviamente si riuscivano ad ottenere una massimo due note quindi lo strumento non era molto melodico ma rendeva comunque!). Anche questa musica, che prese il nome di Son verso la fine del 1800, ebbe una sorta di evoluzione, furono introdotti nuovi strumenti, inoltre tale musica godeva di un miscuglio di melodie popolari europee e ritmi africani. Il danzon e il son con le loro evoluzioni fanno parte della categoria di musiche “popolari”. L’evoluzione del son si ebbe a causa dell’influenza della musica del nord America, quando si inizio uno scambio culturale intenso tra le popolazioni caraibiche e il resto dell’America in cui andava di moda il jazz e altri stili molto diversi. Nel frattempo a Cuba il son diventò più ricco di strumenti, si introdussero sezioni di fiati, il pianoforte e si iniziò a parlare di Guaracha che già possedeva in se oltre alle ritmiche e melodie del son (come forma musicale dominante) anche quelle del jazz. Quando l’influenza del jazz fu più predominante e gli scambi culturali diventarono costanti si ebbe una ulteriore evoluzione della Guaracha ormai sporcata da un sacco di stili e contaminazioni assai differenti tra loro: nacque la salsa.

La Salsa

È facile a questo punto capire perché il nome salsa, anche se l’etimologia della parola è per lo più sconosciuta (come quella della parola jazz), in fin dei conti si avvicina concettualmente alla parola “miscuglio” dovuto alle molte contaminazioni non solo di origine jazzistica ma provenienti anche da altri filoni di melodie caraibiche, quindi si iniziò a sentire in un pezzo di salsa anche ritmi di mambo accennati o di altri stili, inoltre alcuni musicisti iniziarono a fare piccole improvvisazioni musicali libere come il pianoforte, e i tamburi non seguivano più un ritmo fisso e costante su tutto il pezzo ma iniziarono a improvvisare e mischiare diverse figurazioni ritmiche. Non tutti, per i motivi che ho appena elencato, ritengono che la salsa (a livello strumentale e musicale non come danza) sia nata a cuba, ma preferiscono dire che si sia formata a New York (negli anni 1950 circa) patria della musica e della sperimentazione, i cubani infatti sentono più di loro appartenenza il son e la guaracha che la salsa. Un evoluzione ancora successiva della salsa è la timba (anni ’80-’90), stile musicale che aggiunge alla salsa una serie di nuovi strumenti (ampliando ulteriormente il comparto strumentale) tipo i violini, e si vanta di un’ulteriore contaminazione dovuta a musicalità moderne come il pop,  l’hip-hop e altri stili (a Cuba infatti in questi ultimi anni va molto di moda la musica hip-hop che ha dato vita al reggaeton,  miscela di  musica giamaicana con influenze del reggae e del dancehall, con ritmi dell'America Latina ed a sonorità tipiche della musica hip-hop, sviluppatosi prevalentemente a Porto Rico).

Dopo tutta questa trattazione non si può omettere qualche parola sul terzo e ultimo filone che completa il quadro della musica afrocubana: la Rumba.

La Rumba Cubana (Yambù, Guaguancò, Columbia, Jiribilla)

La rumba cubana non ha alcun collegamento con altri tipi di rumba, è uno stile nato esclusivamente a Cuba e molto caratterizzante di questa isola.

La rumba è una danza accompagnata da ritmo e canti che si pratica per le strade di Cuba e nei cortili delle case in cui si tengono feste e ci si intrattiene. È cantata in lingua spagnola e suonata su tamburi e piccole percussioni ( non ci sono altri tipi di strumenti!!).

È  nata a Cuba negli ambienti urbani dell’Avana e Matanzas,(si evolve nello stesso modo del danzon e del son)  in seguito alla trasformazione della cultura africana in quella cubana la rumba si presenta in quattro forme differenti: Yambù, Guaguancò, Columbia, Jiribilla.

Le quattro forme si differenziano per modo di ballare, velocità del brano, tema trattato dal cantante, andamento ritmico che può essere binario o ternario.

Di solito una rumba inizia con la chiamata del cantante (solista) che introduce, da solo, l’argomento e il ritmo (il cantante solista di solito porta la clave che da la base ritmica per tutto il resto del pezzo, vedi di seguito), a questo seguono i tamburi che iniziano a dare la ritmica, il cantante inizia a descrive il fatto ( di solito sono argomenti anche banali tipo che una signora ha steso i panni e il ragazzo alla finestra non riesce a vedere più la fanciulla nel palazzo di fronte che gli piace tanto) e ripete una frase più volte che sarà ciò che verrà cantato dai coristi, poi richiama l’attenzione con una sua frase tipica (dipende dal cantante, molte frasi ora sono famose e sono la caratteristica di alcuni famosi cantanti cubani) e invita dei presenti a ballare; poi inizia il pezzo vero e proprio a questo punto una coppia seduta ai tavoli si alza e inizia a ballare (dipende dal tipo di rumba!).

Le differenze nel ballo delle quattro categorie di rumba cubana:

- Yambù: In tale rumba  non esiste contatto fisico tra dama e cavaliere. La dama attira nel gioco amoroso l'uomo tramite figure molto sensuali basate su un ritmo lento, non esiste il vacunao, infatti il cantante durante una rumba yambù incita a non vacunare la dama; tale rumba è lenta e l’uomo si muove come se fosse anziano con movimenti lenti e trascinati. Oggi è uno stile di rumba che praticano solo pochi ballerini cubani molto esperti, o appunto gli anziani.

- Guaguancò:  Consistente in una simulazione dell'atto amoroso, è basata su ritmi più veloci. In tale fase il cavaliere esegue diverse serie di finte, girando attorno alla donna, cercando di allungare le mani verso le sue parti intime (vacunao). La dama, a sua volta, si ritrae da tale esplicito corteggiamento e tenta di schivare le mani del cavaliere. Ciononostante, per propiziare la fertilità, continua a sedurre il cavaliere con rapidi movimenti ondulatori del bacino.

Questa è la rumba in assoluto più diffusa e che ha coninvolto e appassionato tutto il mondo. La rumba guaguancò è più veloce della rumba yambù ma non è raro trovare delle canzoni anche lente. A Cuba le donne sono abilissime nel coprirsi da un vacunao, è raro trovare una donna che lo subisce da un uomo.

Oggi possiamo trovare forme di rumba che iniziano con uno Yambù per poi velocizzarsi e diventare un Guagauncò, quindi nella prima parte la donna provocherà l’uomo con movimenti sensuali e l’uomo la guarderà (seguendola con movimenti lenti e “pesanti”) poi l’uomo (“innamoratosi”) inizierà a provare di sedurla attraverso il vacunao. La rumba è anche un gioco di sguardi, l’uomo e la donna non devono mai perdere lo sguardo l’uno dell’altro, se ciò accade è molto probabile che l’uomo riesca a colpire la donna.

- Columbia. E' la rumba in cui danzano solo i maschi al fine di dimostrare la loro "potenza" e la loro "virilità" su ritmi veloci arrivando a esibizioni estremamente acrobatiche. Addirittura, in alcuni casi, si arriva alla prova dei coltelli: ogni ballerino si lega alle caviglie dei coltelli molto affilati e danza secondo un ritmo crescente.

- Jiribilla. è una columbia molto molto veloce. Ormai è molto raro riuscire a trovare gruppi di rumba che la suonano e la cantano.

Agli inizi i comportamenti maschili, nella rumba cubana,  vennero ritenuti dalla borghesia troppo pericolosi e quelli femminili troppo licenziosi, per questo ebbe difficoltà nell'emergere, rimanendo confinata per lungo tempo nelle periferie urbane.

Per finire un accenno veloce alla clave.

La Clave

La clave è uno strumento ed un ritmo contemporaneamente. Sono due bastoncini uno cavo e l’altro pieno che vengono fatti  urtare uno con l’altro ad un certo ritmo.

La clave è una figurazione ritmica su due battute (misure) da quattro quarti (4/4 oppure in musica si scrive c) consecutive, e viene ripetuta ciclicamente ogni 2 battute (cellula ritmica). Le due battute rappresentano una frase di clave, composta da 5 movimenti ( 2/3 oppure 3/2)

La clave è una figurazione ritmica che sta alla base di tutti gli stili afrocubani che abbiamo trattato in queste pagine (perciò ho deciso di parlarne alla fine!) ovviamente ogni stile avrà una clave(ritmicamente parlando) differente.

Nella salsa la clave non è sempre chiaramente distinguibile (alle volte non è proprio suonata) però è nella testa di ogni musicista che sta suonando in quel momento, quindi anche se non è suonata c’è!

Quando i bambini sono piccoli (5 o 6 anni) iniziano a portare il tempo con la clave nelle  varie occasioni di festa, poi man mano che crescono iniziano a suonare anche gli altri strumenti percussivi. Un cubano infatti è facile che oltre a essere un bravissimo ballerino sappia anche suonare un po’ tutti gli strumenti percussivi perché sono il background della loro cultura, inoltre lo stato cubano attua un bellissimo progetto di mantenimento culturale nelle scuole di Cuba, dove si frequentano gratuitamente corsi di musica nelle scuole in maniera molto seria (non come da noi!) così da poter tenere alta la tradizione musicale in ogni cubano!

Preciso che tutto quello che ho scritto è una mia elaborazione basata sulle mie conoscenze personali costruite sulla lettura di libri e articoli di varie fonti, e attraverso i vari seminari sulla musica afro-cubana che ho avuto il piacere di seguire con grandi maestri ed esperti del genere, e attraverso documentari e film (tipo Buena Vista Social Club di Wim Wenders). Per quanto ritengo attendibile tutto quello che ho scritto, vi sono sicuramente persone che conoscono altri dettagli sui fatti storici e i vari stili; per questo invito coloro i quali hanno di che aggiungere a questa breve trattazione di comunicarmi via mail il loro pensiero così che io possa imparare e aggiungere il loro contributo in questa pagina.
La mia e-mail a cui potete scrivere è qui :D

Mentre balliamo...

Qui Inserirò i vari video che trovo su internet (sui siti youtube e google video) riguardanti il mondo della salsa cubana

I video scelti sono a mio avviso i migliori che ho visto fino ad oggi e sono da utilizzare come ottimo spunto per apprendere un pò di stile cubano che per noi è difficile da ritrovare nell'ambiente salsero barese......